Psicologia dell’Umorismo: la cultura del ridere
di Teresio Spadoni

Nell’antico ingresso dell’ospedale di Riccione, quello che guarda Via Ceccarini, chi entrava poteva leggere questa iscrizione: “Guarire qualche volta - Alleviare spesso - Consolare sempre”.
Quella epigrafe, breve ma essenziale, racchiude l’operato di tutti gli attori della sanità, dottori, personale ausiliario, volontari …… tutti soggetti con uno scopo comune: mettere in condizione il malato di affrontare al meglio le sue difficoltà. 
E noi dell’associazione Le Nuvole, organizzatori dell’incontro illustrato nel volantino, siamo lieti di farci strumento di sensibilizzazione discutendo di umorismo con due esperti: Alberto Dionigi, psicologo terapeuta, clown dottore, esperto di psicologia dell’umorismo e autore di varie pubblicazioni tra le quali il libro “Psicologia dell’Umorismo”; e Fabio Fabbrucci, laureato in informatica, responsabile dello sviluppo in una importante azienda del circondario e, soprattutto, presidente dell’associazione Dottor Clown di Rimini.
Alberto, affronta nei suoi studi il grado di incidenza dello stato dell’umore nella vita delle persone e, con le sue ricerche, mette a disposizione di Fabio gli strumenti per aiutarle. Ma attenzione, tutte le persone; la generalizzazione non è casuale, perché sicuramente molti avranno sentito parlare di Hunter Adams, l’ideatore della terapia del sorriso (Patch, sullo schermo, interpretato da Robin William in uno straordinario film autobiografico). La gran parte delle innumerevoli associazioni che sono nate seguendo il suo insegnamento, ha operato ed opera indirizzando l’azione del Clown Dottore verso i bambini. Ma quel tipo di terapia non è benefica solo per loro. 
La sofferenza nei bambini fa certamente tenerezza, ma negli adulti può determinare conseguenze molto gravi, perché, mentre il bambino è protetto da una sorta di ingenua incoscienza (non si sa di bambini che abbiano tentato il suicidio), l’adulto tende a far gestire le sue preoccupazioni dalla ragione cercando di adattarsi all’ambiente. Egli si carica così di sovrastrutture dietro le quali nascondere il proprio disagio; e questo è molto pericoloso, perché quando ne manifesterà i sintomi il suo stato sarà già gravemente compromesso.
Ottimo il libro, dunque, che affronta l’argomento ‘umorismo’ analizzando le varie “età” dell’individuo ed i contesti nei quali opera; ottima l’azione di Fabio e della sua associazione, che offrono le loro performance anche ai malati adulti e agli anziani, soprattutto a quelli ospitati in strutture. 
Un clown, o meglio un Dottor Clown, non cancella la malattia, non restituisce la gioventù, ma sicuramente aiuta ad affrontare i disagi proponendo un diverso modo di guardarli. Vi è mai capitato di usare un binocolo a rovescio? Se non lo avete mai fatto, fatelo
e vedrete che tutto ciò che vi sta di fronte è più piccolo e più lontano …… e molto meno terrificante.
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Psicologia dell’Umorismo: la cultura del ridere

20 Luglio 2010