Mio caro Volturno,

Se la gioventù nostra (nella quale io credo) non ha ancora avuto l’opportunità - per non parlare dello splendido episodio di Domokos - di dimostrare la propria attitudine a seguire - quando si tratta della lotta per la giustizia e la libertà - le orme dei suoi Padri, pure un'opera può fare utilissima e di grande valore: portare, cioè, a conoscenza del pubblico i mille ricordi splendidi ed eroici dei Padri: ricordi che nella confusione generale e naturale sono forse sfuggiti all'attenzione pubblica, ma che sono le pietre che compongono l’edificio grandioso e maraviglioso della rigenerazione italiana.

Ma le battaglie non si vincono solamente con il sapere sparare un moschetto od un cannone, o con l’eseguire con precisione una manovra: dietro a questo ci vuole uno spirito educato e pronto al sacrificio per la causa.

Le gloriose memorie di vostro Padre, che io, giovinetto ancora, conobbi a Caprera, prototipo di valoroso come soldato - di onesto come cittadino - e di leale e fedele come partigiano - devono prendere posto come libro di testo in questa educazione preparatoria.

Scrivete e pubblicate; non forse è necessario un apostolato di questo genere tra i vostri cari Romagnoli, indomiti e pronti sempre a ogni chiamata del dovere.

Con un caldo saluto fraterno ai vostri cari conterranei e mille auguri a voi.

Abbiatemi sempre

                                                Vostro Ricciotti Garibaldi


Ho voluto aprire questa serata con questo brano, perché il libro di Giancarlo Parma onora l’invito di Ricciotto Garibaldi a mantenere viva la memoria degli avvenimenti della storia.


E Giancarlo Parma lo fa da par suo, da appassionato, com’egli si definisce.


Lui non è uno storico, è un appassionato che ha trovato nella ricerca storica motivo di impegno civile, ed è il sentimento che ci mette nel coltivare la sua passione che ha finito per spingerlo sempre più verso l’esplorazione documentale degli avvenimenti; egli non si limita alla rielaborazione di ciò che già è stato scritto, ma si dedica alla ricerca ed allo studio dei materiali temporalmente più vicini all’accadimento che risultano essere, perciò, meno inquinati.

A questo aggiunge una scrittura semplice, comprensibile a tutti, anche ai meno avvezzi alla lettura; il suo obbiettivo, infatti, è quello di dare agli argomenti la più ampia diffusione, perché come diceva Montanelli, la storia deve essere leggibile da tutti.


Attrarre verso letture di carattere storico anche i più pigri contribuisce alla maturazione di un popolo e questo finisce, in democrazia, per renderlo più consapevole nelle scelte.


Bene, detto questo, per onestà intellettuale e prima ancora di entrare nel tema della serata mi sento in dovere di fare una premessa importante: io credo fermamente nello Stato Unitario, così come credo nella Unificazione Europea e mi dichiaro, dunque, di parte.


Questa mia posizione non vuol certamente impedire che altri coltivino pensieri diversi e mi auguro che se ve ne sono in questa sala ci consentano di valorizzare il dibattito manifestandosi. Ma io sono convinto che noi tutti, tutte le cose, tutto ciò che è conosciuto e ciò che ancora deve essere scoperto, altro non siamo che piccoli elementi tra loro interagenti di un unico grande insieme che è il Tutto, cioè Dio.


Dunque ricordate, io sono di parte. Io sono per l’Unità.

Premessa dovuta in onore alla chiarezza.


Detto questo e visto il contrastato dibattito che si è svolto intorno all’istituzione della festività del 17 marzo, alcune domande sorgono spontanee: visto l’affermarsi dell’attuale cultura politica, il processo per la creazione dello Stato Italiano è da considerarsi concluso o no? È possibile dare l’Unificazione per acquisita e procedere oltre? A ragione chi sostiene che l’unificazione è avvenuta più per l’occupazione di territori che per portare la libertà a popolazioni oppresse?


Non lo so, ma sono queste le domande, che io propongo alla riflessione di ognuno di voi, e che impegneranno la conoscenza del nostro ospite.


Per parte mia, l’unica cosa che posso dire è che nella storia, ovvero nella vita in generale, tutto è in perenne movimento e dunque suscettibile di cambiamenti. Lungi da noi, perciò, l’ingresso nella polemica, tutt’ora aperta, tendente a contestare la rappresentazione offerta dalla storiografia più diffusa circa i processi politici e militari che condussero all'unità d'Italia.


Il nostro intento qui, questa sera, è quello di raccontare attraverso il libro di Parma gli avvenimenti che hanno visto protagonisti i nostri luoghi ed i personaggi che quegli avvenimenti li hanno determinati.


In quest’opera Parma ha lavorato con l’abilità di un cesellatore selezionando tra la miriade di documenti consultati quei fatti che per ovvi motivi di spazio non possono trovare posto nei tradizionali libri scolastici e che per ciò rimangono sconosciuti ai più.


Tra gli obbiettivi che come Associazione ci siamo dati nell’organizzare questa serata c’è, infatti, anche quello di offrire un contributo per quegli studenti che si apprestano a sostenere gli esami di maturità.


Bene, prima di iniziare la trattazione dell’argomento di questa serata, penso sia bene conoscere un po’ meglio il nostro ospite - che io so essere un Mazziniano doc, di Mazzini lui conosce tutto - lasciando che sia lui a raccontarci chi è Giancarlo Parma, come gli è nata la passione per la ricerca storica e quali rpogetti ha per il futuro.


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Per cominciare ad avvicinarci all’oggetto della serata voglio riproporre al nostro ospite quelle domande sullo stato dell’unità del nostro Paese a cui avevo accennato prima.

Dunque, Giancarlo, alla luce delle polemiche a cui stiamo assistendo in questo periodo e visto l’affermarsi dell’attuale cultura politica che si industria così bene per la distruzione sistematica della memoria storica dalla quale scaturiscono proposte fin troppo stravaganti di revisionismo, il processo per la creazione dello Stato Italiano è da considerarsi concluso o no? È possibile dare l’Unificazione per acquisita e procedere oltre? A ragione chi sostiene che l’impegno profuso per l’unificazione sia stato rivolto più per l’occupazione di territori che per la liberazione di popolazioni oppresse?


È noto che, in alcuni Stati, le spinte per la non annessione al Regno del Piemonte e dunque alla Monarchia Sabauda siano state forti, e per ciò stesso si siano sentiti più conquistati che liberati.


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Adesso, invece, parliamo di questo tuo lavoro. Premetto che di cose sulle quali focalizzare l’attenzione me ne sono segnate diverse, ma procediamo con ordine e, se sei d’accordo, io seguirei passo, passo quello che hai scritto chiedendoti un approfondimento delle parti che ho ritenuto particolarmente interessarti; non lo raccontiamo tutto, ovviamente, per ragioni di tempo e anche perché se no nessuno se lo compra!


La prima cosa interessante la trovo già nella premessa e riguarda la memoria storica. Io ho scritto nella locandina che “La memoria storica è uno dei valori fondamentali di un popolo ed è suo dovere coltivarla, sempre.” E tu ci inviti tutti a soffermarci un po’ di più sulla toponomastica delle vie cittadine (tu, ovviamente, ti riferisci ai Riminesi, ma io estendo l’invito anche ai riccionesi, anche perché a quei tempi eravamo tutti riminesi; il Comune di Riccione, infatti, è stato costituito il 19 ottobre del 1922) e lanci un appello alle Amministrazioni affinché tengano più in conto questa faccenda.


Giusto?


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La conferma al tuo cercare nelle origini dei fenomeni è molto evidente già nel secondo capitolo nel quale affronti l’ambiente socio economico di questo territorio; l’ho trovata un’operazione molto interessante perché aiuta il lettore a comprendere la situazione di allora immergendolo in quella realtà.


Ce lo vuoi raccontare brevemente?


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È ormai assodato che il Risorgimento Italiano abbia inizio con la Rivoluzione Francese, almeno dal punto di vista politico-ideale; è stato dopo quegli avvenimenti che anche in Italia si è cominciato ad annusare il profumo della libertà. Non a caso fai partire il tuo racconto dall’Italia Napoleonica.

Qui ho trovato due aspetti interessanti: il primo riguarda il già citato problema della memoria storica che sarà affrontato anche da Raffaele Tosi, grande eroe riminese, nel suo libro di memorie “Da Venezia a Mentana” sul quale spero di poter organizzare un incontro specifico; l’altro l’atavica scarsa considerazione che trasmettiamo al mondo di noi stessi, del nostro valore, della nostra determinazione. Qui Napoleone si è dovuto rimangiare il pregiudizio che si era fatto in merito all’impegno dei nostri combattenti facendo pubblica ammenda; all’inizio degli anni ottanta, durante la missione militare di pace in Libano, quando avendo dipinto tutti i nostri mezzi di bianco venimmo derisi dal mondo salvo poi essere stati elogiati per aver svolto meglio di tutti il compito umanitario al quale fummo chiamati. Ricordo che francesi ed americani, nostri soci, subirono attentati e bombardamenti con numerose vittime.


Dunque, l’era Napoleonica è terminata e con essa anche la speranza di un cambiamento sostanziale della tragica situazione nella quale si trovavano le popolazioni della nostra penisola; infatti, col Congresso di Vienna del 1815 ha inizio la restaurazione che, in Italia viene attuata sotto il ‘bastone’ dell’Austria. Inizia qui un periodo nel quale sono molto attive le società segrete, in primis la Carboneria che raggiungeranno il l’apice del loro attivismo con i moti del 1831. Ma per dirvi dello stato in cui viveva la popolazione del nostro territorio – badate bene che stiamo parlando di nostri parenti, molti di noi sono i loro diretti discendenti – chiedo a Parma di raccontarci chi era il colonnello Bentivoglio. Poi vi leggo una cosa;


prego


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Leggere a pagina 42


Un approccio sommario a questo libro potrebbe far pensare che, da Mazziniano, l’autore ce l’abbia con la Chiesa, in quanto fa una descrizione abbastanza approfondita della situazione in cui erano tenute le popolazioni di questi luoghi, ma non è così. Il fatto è che il riminese e tutta la Romagna appartenevano alla Stato Pontificio e dunque, l’autore trattando del riminese, non può non descriverlo questo ‘padrone pessimo’ come il Tosi aveva chiamato i tiranni che governavano i diversi Stati in cui era divisa l’Italia di questo periodo.


Raccontaci di quest’aspetto, perché mi sembra importante per la comprensione degli avvenimenti.


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Il Risorgimento non è nato perché ad alcuni buontemponi intellettuali era venuta la fregola di ribaltare i governi vigenti, così, per provare qualcosa di diverso, ma perché non era più tollerabile la tirannia che erano costrette a subire le popolazioni.


In discussione, dunque, non è il rapporto dei cittadini con il Pontefice, riconosciuto quale Vicario di Cristo, o con la religione, ma con l’amministrazione pontificia nei confronti degli amministrati.


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Dopo il tentativo rivoluzionario del ’45, il Parma ci offre attraverso le lettere di alcuni esuli romagnoli una lettura della vita che questi conducevano; e leggendo questo brani ben si capisce che il sacrificio patito da quella gente per l’affermazione del loro ideale era assolutamente altissimo.


Chi era Pietro Renzi?


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1848, cambio al vertice: muore Papa Gregorio XVI e sale al soglio di Pietro il cardinale Mastai Ferretti col nome di Pio IX; si accendono speranze per il cambiamento, ma ......


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1° guerra d’indipendenza: persa da Carlo Alberto, perché? Furono i timori per il passaggio ad una forma di governo repubblicano nello stato piemontese a renderlo insicuro di quello che stava facendo? Quanto ha influito la famosa enciclica papale con la quale di fatto vietava all’esercito pontificio di combattere contro un nemico anch’esso cattolico?


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Dopo il Risorgimento si crearono due scuole di pensiero, quella liberale e quella democratica. Con l’avvento del fascismo e la conseguente unificazione culturale, il discorso sul Risorgimento si è chiuso e l’esaltazione fascista della Nazione con la conseguente appropriazione dell’unità, ha messo una sorta di suggello sul Risorgimento; se ne è appropriato?

Questo ha fatto si che il movimento culturale dell’Italia nata dalla Resistenza abbia, insieme al fascismo, accantonato anche tutto il discorso sui valori del Risorgimento e questo, dal punto di vista della piena maturità della Repubblica ha provocato gravi danni, come si vede dalle note vicende politiche alle quali siamo costretti ad assistere, nostro malgrado.


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Finale


Il nostro auspicio è che, chi è qui questa sera, possa tornare a casa con qualche dubbio in più, ma con una enorme voglia di toglierselo. E dunque, se quello che siamo riusciti a suscitare in questo uditorio è il desiderio di approfondire ciò che è stato raccontato, abbiamo raggiunto il nostro scopo, che non è di indottrinamento, ma di stimolo alla conoscenza. Abbiamo certamente raccontato di pagine gloriose e coinvolgenti, ma di molta più soddisfazione ci colmiamo nel sapere che per tutti il desiderio di conoscenza è la materia prima per confezionare il futuro.



“1861: ITALIA, NASCE UNA NAZIONE”

descrizione



Si avviano a conclusione le iniziative sul 150° anniversario dell’Unità d’Italia, presso la Biblioteca Comunale di Riccione.

La mostra “La vita di Mazzini”, da sabato 8 ottobre, verrà sostituita dai pannelli della nuova mostra: “1861: Italia, nasce una Nazione” curata da Pasquale Schinaia e proposta dall’associazione politico culturale “Le Nuvole” con il patrocinio del Comune di Riccione e della Biblioteca Comunale.

La mostra si articola in sedici pannelli monografici riguardanti ciascuno un periodo ben definito del nostro Risorgimento, dai primi anni dell’800 alla Breccia di Porta Pia.


Nessuna velleità di essere completi ed esaustivi, sottolineano gli organizzatori della mostra, tanto è vasto l’argomento e svariati possono essere i punti di approccio; partendo dagli avvenimenti più significativi si è cercato di suscitare la curiosità del visitatore arricchendo il breve testo descrittivo con documenti ed immagini frutto  di ricerca su decine di documenti, anche rari e non più disponibili.


Di seguito gli argomenti trattati in ciascun pannello:

1.l’Europa dopo il Congresso di Vienna;

2.i moti a Napoli e in Piemonte;

3.1821, l’arresto dei primi Carbonari a Milano e i moti in Emilia Romagna;

4.Mazzini e la Giovane Italia; Vincenzo Gioberti;

5.1846 – 1848, il nuovo Papa Pio IX; Carlo Alberto pubblica lo Statuto;

6.le rivoluzioni in Francia, Austria e Ungheria; le Cinque Giornate di Milano; la cacciata degli Austriaci da Venezia;

7.Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria; la Prima Guerra d’Indipendenza;

8.la Repubblica Romana; la caduta di Venezia;

9.1849 – 1859, la riscossa tra nuova restaurazione e nuove alleanze; la Spedizione di Crimea;

10.Napoleone III e l’Italia; il Convegno di Plombières; le battaglie di San Martino e Solferino;

11.Garibaldi e la spedizione dei Mille; l’annessione del Regno di Napoli;

12.marzo 1861, “Nasce una Nazione”; Vittorio Emanuele II Re d’Italia;

13.la Breccia di Porta Pia;

14.i protagonisti;

15.“I Mille”;

16.il libro “Cuore”.


La mostra, allestita presso la Galleria del Centro della Pesa in Via Lazio 10, è visitabile da sabato 8 ottobre a sabato 29 ottobre con i seguenti orari:

•lunedì 14,00/18,45

•martedì 09,00/18,45

•mercoledì e giovedì 09,00/12,30 e 14,00/18,45

•venerdì 09,00/18,45

•sabato 09,00/12,30


per informazioni: Biblioteca Comunale, Via Lazio 10 Riccione tel. 0541-600504 bibliotec@comune.riccione.rn.it; www.riccioneperlacultura;

Associazione “Le Nuvole” info@lenuvolericcione.it; Pasquale Schinaia tel. 0541-645357; Teresio Spadoni cell. 327-0152048.


INGRESSO LIBERO

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Mostra sul Risorgimento di Pasquale Schinaia

dal 27 Aprile 2011 c/o Palazzo Comunale